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IL JAZZ ENERGIA RINNOVABILE: ENZO FAVATA ILLUSTRA IL SUO FESTIVAL

Lo scorso anno per l’omaggio a John  Coltrane durante il festival ricordavo che è impossibile essere jazzista senza conoscere la sua musica,  ma oltre a questo ineguagliabile maestro altri uomini hanno aperto una breccia nel muro delle convenzioni, artisti dal valore inestimabile, musicisti  che hanno attraversato gli stili  e le etichette. Tanti di loro sono  stati la mia fonte di ispirazione, e sono tutti legati da un unico sentimento: creare musica al di là  delle frontiere prestabilite.

 

Con questo stato d’animo sono andato a pescare nel mare della musica jazz ed oltre, tra calme distese d’acqua e  mari burrascosi, pieni di grandi  e meravigliose creature artistiche. Navigando attraverso le onde sonore della musica ho trovato  degli autentici gioielli. Non è vero che il jazz è morto, non è vero che il jazz si è adagiato su comode convenzioni, non è vero che il jazz è una musica di élite. Ho scoperto musica di grande energia rinnovabile, arte prodotta con grande freschezza di idee, pur guardando alla tradizione, musica felice, solare.

 

La grande soddisfazione del navigatore è quella di approdare in lidi ancora sconosciuti, per questo alcuni di questi gioielli musicali sono poco conosciuti al grande pubblico  e Musica sulle Bocche da qualche anno lavora per far scoprire, valorizzare e promuovere musiche e musicisti  che tracciano rotte inusuali.

 

Eccolo il  mare sulle  Bocche di Bonifacio che vi invitiamo a scoprire: qui veleggiano  le voci cristalline del Coro di Fonni,  “il paese sulle nuvole”,  il contrabbasso di Yuri Goloubev che bordeggia con Gwilym Simcock in un mare di musica che proviene dalla loro cultura classica insieme al jazz, come  il quartetto di Max De Aloe incantato da Puccini in chiave improvvisativa. In un isolotto più a nord compaiono  gli Enten Eller, musicisti che popolano le estreme latitudini del jazz sperimentale,  ma anche i pirati solcano il mare delle Bocche di Bonifacio con due bande, i fiati multicolori della Bandakadabra  ed il percussivo Kombo della Slovenia. Da una Napoli sofferente, ma sempre gioiosa e ricca di vita, arrivano due navi cariche di gioielli di world jazz, con i gruppi di Marco Zurzolo e Daniele Sepe. Da una grande isola con il vulcano sacro abitata da musicisti che hanno creato la musica degli anni Settanta in Italia  giunge Patrizio Fariselli,  uno dei fondatori degli Area, e Riccardo Lay,  tra i primi a fondere Sardegna e Jazz. L’antica viola da gamba di Paolo Pandolfo avrebbe potuto  attraversare l’oceano sulle caravelle con i grandi navigatori del Cinquecento, mentre il violoncello di Anja Lechner, la chitarra di Marcello Peghin con le percussioni di U.T.Gandhi ed i miei sassofoni scrivono libri di sabbia  su isole sconosciute. Dal nord dei mari artici  arriva la tromba limpida e siderale di Markus Stockhausen, e il Faro di Capotesta al tramonto ospita la spedizione bresciana guidata dal fisarmonicista Oscar Del Barba.

 

E poi le albe sul mare, albe  piene di colori e profumi con i suoni della poesia del  piano di Claudio Cojaniz , il profumo dell’Argentina di Quique Sinesi ed il coinvolgente piano di Omar Sosa che della sua isola,  Cuba, ha fatto una miscela  incantata tra son, jazz e psichedelica.

 

Sul ponte della nave uno scrittore osserva e prende appunti, la sera legge i suoi racconti alla ciurma, per indicare la direzione, infondere coraggio, accompagnare i sogni di marinai coraggiosi.

 

Rotte inusuali, isole sonore, inquieti pirati  e silenziosi galeoni, questa è Musica sulle Bocche che suona, che racconta, che canta sempre  un  messaggio di fratellanza tra le culture, verso l’intera umanità, messaggio di amore supremo…

 

A Love Supreme … A Love Supreme… A Love Supreme 

 

Enzo Favata

Luglio 2008